Choose a Language

Italian English French German Spanish

22°C
Agrigento
Sereno
Umidità: 52%
Vento: 10 nodi SE
Dom

23°C
Lun

24°C
Mar

21°C
Mer

20°C

Luigi Pirandello In evidenza

Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) fu un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Biografia


« Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco "Kaos". »

(Luigi Pirandello)

La famiglia

Pirandello, figlio di Stefano e Caterina Ricci Gramitto, appartenenti a famiglie di agiata condizione borghese, dalle tradizioni risorgimentali, nacque nel 1867 in località Càvusu vicino Girgenti, luogo che al momento della sua nascita aveva cambiato la sua denominazione originaria in "Caos".

Nell'imminenza del parto che doveva avvenire a Porto Empedocle, per un'epidemia di colera che stava colpendo la Sicilia, il padre Stefano aveva deciso di trasferire la famiglia in una isolata tenuta di campagna per evitare il contatto con la pestilenza. Porto Empedocle, prima di chiamarsi così, era una borgata (Borgata Molo) di Girgenti (l'odierna Agrigento).

Quando nel 1853 si decise che la borgata divenisse comune autonomo «La linea di confine fra i due comuni venne fissata all'altezza della foce di un fiume essiccato che tagliava in due la contrada chiamata "u Càvuso" o "u Càusu" (pantaloni)...Questo Càvuso apparteneva metà al nuovo comune di Porto Empedocle e l'altra metà al Comune di Girgenti...A qualche impiegato dell'ufficio anagrafe parse che non era cosa [che si scrivesse che qualcuno fosse nato in un paio di pantaloni] e cangiò quel volgare "Càusu" in "Caos"».

Il padre, Stefano Pirandello, aveva partecipato tra il 1860 e il 1862 alle imprese garibaldine; aveva sposato nel 1863 Caterina, sorella di un suo commilitone, Rocco Ricci Gramitto.

Il nonno materno di Luigi, Giovanni Ricci Gramitto, era stato tra gli esponenti di spicco della rivoluzione siciliana del 1848-49 ed escluso dall'amnistia al ritorno del Borbone era fuggito in esilio a Malta dove era morto un anno dopo, nel 1850, a soli 46 anni.

Il nonno paterno, Andrea, era stato un armatore e ricco uomo d'affari di Pra', ora quartiere di Genova. La famiglia di Pirandello viveva in una situazione economica agiata, grazie al commercio e all'estrazione dello zolfo.

I primi anni

La casa natale di Pirandello, in località Caos

L'infanzia di Pirandello non fu sempre serena ma, come lui stesso avrebbe raccontato nel 1935, caratterizzata anche dalla difficoltà di comunicare con gli adulti e in specie con i suoi genitori, in modo particolare con il padre. Questo lo stimolò ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio.

Fin da ragazzo soffriva d'insonnia e dormiva abitualmente solo tre ore per notte.

Il giovane Luigi era molto devoto alla Chiesa Cattolica grazie all'influenza che ebbe su lui una serva di famiglia, che lo avvicinò alle pratiche religiose, ma inculcandogli anche credenze superstiziose fino a convincerlo della paurosa presenza degli spiriti. La chiesa e i riti della confessione religiosa gli permettevano di accostarsi ad un'esperienza di misticismo, che cercherà di raggiungere in tutta la sua esistenza.

Si allontanò dalle pratiche religiose per un avvenimento apparentemente di poco conto: un prete aveva truccato un'estrazione a sorte per far vincere un'immagine sacra al giovane Luigi; questi rimase così deluso dal comportamento inaspettatamente scorretto del sacerdote che non volle più avere a che fare con la Chiesa, praticando una religiosità del tutto diversa da quella ortodossa.

Dopo l'istruzione elementare impartitagli da maestri privati, andò a studiare in un istituto tecnico e poi al ginnasio. Qui si appassionò subito alla letteratura. A soli undici anni scrisse la sua prima opera, "Barbaro", andata perduta. Per un breve periodo, nel 1886, aiutò il padre nel commercio dello zolfo, e poté conoscere direttamente il mondo degli operai nelle miniere e quello dei facchini delle banchine del porto mercantile.

Iniziò i suoi studi universitari a Palermo nel 1886, per recarsi in seguito a Roma, dove continuò i suoi studi di filologia romanza che poi, anche a causa di un insanabile conflitto con il rettore dell'ateneo capitolino, dovette completare su consiglio del suo maestro Ernesto Monaci, a Bonn (1889).

A Bonn, importante centro culturale di quei tempi, Pirandello seguì i corsi di filologia romanza ed ebbe l'opportunità di conoscere grandi maestri come Franz Bücheler, Hermann Usener e Richard Förster. Si laureò nel 1891 con una tesi sulla parlata agrigentina "Foni ed evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti" (Laute und Lautentwicklung der Mundart von Girgenti), in cui descrisse il dialetto della sua città e quelli dell'intera provincia, che suddivise in diverse aree linguistiche.

Il tipo di studi gli fu probabilmente di fondamentale aiuto nella stesura delle sue opere, dato il raro grado di purezza della lingua italiana utilizzata.

Il giovane laureato

Nel 1892 Pirandello si trasferì a Roma, dove poté mantenersi grazie agli assegni mensili inviati dal padre. Qui conobbe Luigi Capuana che lo aiutò molto a farsi strada nel mondo letterario e che gli aprì le porte dei salotti intellettuali dove ebbe modo di conoscere giornalisti, scrittori, artisti e critici.

Nel 1894, a Girgenti, Pirandello sposò Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre. Questo matrimonio probabilmente concordato soddisfaceva anche gli interessi economici della famiglia di Pirandello. Nonostante ciò tra i due coniugi nacque veramente l'amore e la passione. Grazie alla dote della moglie, la coppia godeva di una situazione molto agiata, che le permise di trasferirsi a Roma.

Nel 1895, a completare l'amore tra gli sposi, nacque il primo figlio: Stefano, a cui seguirono due anni dopo, Rosalia (1897) e nel 1899 Fausto.

Il crollo finanziario

Nel 1904, un allagamento e una frana nella miniera di zolfo di Aragona di proprietà del padre, nella quale era stata investita parte della dote di Antonietta, e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole sostentamento, li ridusse sul lastrico.

Questo avvenimento accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Antonietta. Ella era sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, causate anche dalla gelosia, a causa delle quali o lei rientrava dai genitori in Sicilia, o Pirandello era costretto a lasciare la casa.

Solo diversi anni dopo, nel 1919, egli, ormai disperato, acconsentì che Antonietta fosse ricoverata in un ospedale psichiatrico. La malattia della moglie portò lo scrittore ad approfondire, portandolo ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicoanalisi di Sigmund Freud, lo studio dei meccanismi della mente e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti della malattia mentale.

Spinto dalle ristrettezze economiche e dallo scarso successo delle sue prime opere letterarie, e avendo come unico impiego fisso la cattedra di stilistica all'Istituto superiore di magistero femminile (che tenne dal 1897 al 1922), lo scrittore dovette impartire lezioni private di italiano e di tedesco, dedicandosi anche intensamente al suo lavoro letterario. Dal 1909 iniziò anche una collaborazione con il Corriere della Sera.

Il successo

Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata nelle gambe Il libro fu pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. La critica non dette subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d'altronde di altre opere di Pirandello.

Perché Pirandello arrivasse al successo si dovette aspettare il 1922, quando si dedicò totalmente al teatro. Lo scrittore siciliano aveva rinunciato a scrivere opere teatrali quando l'amico Nino Martoglio gli chiese di mandare in scena nel suo Teatro Minimo presso il Teatro Metastasio di Roma alcuni suoi lavori: Lumie di Sicilia e l' Epilogo, un atto unico scritto nel 1892. Pirandello acconsentì e la rappresentazione il 9 dicembre del 1910 dei due atti unici ebbe un discreto successo. Tramite i buoni uffici del suo amico Martoglio anche Angelo Musco volle cimentarsi con il teatro pirandelliano: Pirandello tradusse per lui in dialetto siciliano Lumie di Sicilia, rappresentato con grande successo al Teatro Pacini di Catania il 1 luglio 1915. Cominciò da questa data la collaborazione con Musco che incominciò a guastarsi dopo qualche tempo per la diversità di opinioni sulla messa in scena di Musco della commedia Liolà nel novembre del 1916 al teatro Argentina di Roma. «Gravi dissensi» di cui Pirandello scriveva nel 1917 al figlio Stefano.

Pirandello e la politica

L'idea politica di fondo di Pirandello era legata al patriottismo risorgimentale. Una sua lettera apparsa nel 1915 sul giornale di Sicilia testimonia gli ideali patriottici della famiglia, proprio nei primi mesi dallo scoppio della Grande Guerra durante la quale il figlio Stefano fu fatto prigioniero dagli austriaci e rinchiuso nel campo di concentramento di Pian di Boemia. Pirandello non riuscì a far liberare il figlio malato neppure con l'intervento del papa Benedetto XV.

Nella sua vita condivise alcune delle idee dei giovani Fasci siciliani e del socialismo; ne I vecchi e i giovani si nota come l'idea politica di Pirandello era stata oscurata dalla riflessione "umoristica".

Per Pirandello, i siciliani avevano subìto le peggiori ingiustizie dai vari governi italiani: è questa l'unica idea forte che ci presenta.

Rapporti con il Fascismo

Nel 1924 il quotidiano L'Impero pubblicò un telegramma inviato da Pirandello a Mussolini:


« Eccellenza, sento che questo è per me il momento più proprio di dichiarare una fede nutrita e servita sempre in silenzio. Se l'E.V. mi stima degno di entrare nel Partito Nazionale Fascista, pregierò come massimo onore tenermi il posto del più utile e obbediente gregario. Con devozione intera »

Nel 1925 Pirandello è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile. L'adesione di Pirandello al Fascismo fu per molti imprevista e sorprese anche i suoi più stretti amici.

Una motivazione addotta per spiegare tale scelta è che il fascismo lo riconduceva a quegli ideali patriottici e risorgimentali di cui Pirandello era convinto sostenitore, anche per le radici garibaldine del padre. Pirandello vedeva, secondo questa tesi, nel Fascismo la prima idea originale post-risorgimentale, che doveva rappresentare la "forma" nuova dell'Italia destinata a divenire modello per l'Europa.

Potrebbe apparire un punto di contatto tra Pirandello e il fascismo  il sostenuto relativismo filosofico di entrambi. In realtà ben diverso è il relativismo morale fascista fondato sull'attivismo soreliano e il relativismo esistenziale pirandelliano che si richiama all'originario movimento scettico-razionale europeo della fine del XIX secolo e l'inizio del XX.


« Pirandello si fa interprete di un relativismo pessimistico, angosciato, negatore di ogni certezza, del tutto incompatibile con l'ansia attivistica o relativistica -positiva -del nostro tempo»

Un altro movente più pragmatico della sua iscrizione al partito fascista potrebbe essere ricercato nella creazione nello stesso periodo della sua nuova compagnia teatrale, che avrebbe così avuto il sostegno del regime e le relative sovvenzioni.

In ogni caso non sono infrequenti suoi scontri violenti con autorità fasciste e dichiarazioni aperte di apoliticità: « Sono apolitico: mi sento soltanto uomo sulla terra. E, come tale, molto semplice e parco; se vuole potrei aggiungere casto...». Clamoroso è il gesto del 1927, narrato da Corrado Alvaro (e riportato da G. Giudice nel suo saggio), in cui Pirandello a Roma strappa la sua tessera del partito davanti agli occhi esterrefatti del Segretario Nazionale.

Nel 1935, in nome dei suoi ideali patriottici, partecipa alla raccolta dell'"oro per la patria" donando la medaglia del premio Nobel ricevuto l'anno prima. La critica fascista non sempre esaltava le opere di Pirandello, spesso considerandole non conformi agli ideali fascisti: vi si vedeva una certa insistenza e considerazione di quella borghesia altolocata che il fascismo formalmente condannava come corrotta e decadente. Gli arzigogoli filosofici dei personaggi dei drammi borghesi pirandelliani erano considerati quanto di più lontano dall'attivismo fascista

Anche dopo l'attribuzione del Nobel parecchi lavori furono accusati dalla stampa di regime di disfattismo tanto che anche Pirandello finì tra i "controllati speciali" dell'OVRA.

Il rifugio di Soriano nel Cimino

Luigi Pirandello amava trascorrere ampi periodi dell'anno nella quiete di Soriano nel Cimino (VT) una amena e bella cittadina ricca di monumenti storici ed immersa nei boschi del Monte Cimino. In particolare Pirandello rimase affascinato dalla maestosità e dalla quiete di uno stupendo castagneto sito nella località di "Pian della Britta", a cui egli volle dedicare una omonima poesia, che oggi è scolpita su una lapide di marmo posta proprio in tale località.

Pirandello ambientò a Soriano nel Cimino (citando luoghi, località e personaggi realmente esistiti) anche due tra le sue più celebri novelle Rondone e Rondinella e Tomassino ed il filo d'erba. A Soriano nel Cimino, è rimasto vivo ancora oggi il ricordo di Pirandello a cui sono dedicati monumenti, lapidi e strade.

Dalla Grande Guerra al Nobel

La guerra fu un'esperienza dura per Pirandello; il figlio Stefano venne infatti imprigionato dagli austriaci, e, una volta rilasciato, ritornò in Italia gravemente malato e con i postumi di una ferita. Durante la guerra, inoltre, le condizioni psichiche della moglie si aggravarono al punto da rendere inevitabile il ricovero in manicomio (1919).

Dopo la guerra, lo scrittore si immerse in un lavoro frenetico, dedicandosi soprattutto al teatro. Nel 1925 fondò la "Compagnia del teatro d'arte" con due grandissimi interpreti dell'arte pirandelliana: Marta Abba e Ruggero Ruggeri. Con questa compagnia cominciò a viaggiare per il mondo: le sue commedie vennero rappresentate anche nei teatri di Broadway. Nel 1929 gli venne conferito il titolo di Accademico d'Italia. Nel giro di un decennio arrivò ad essere il drammaturgo di maggior fama nel mondo, come testimonia il premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1934.

La morte e il testamento

Grande appassionato di cinematografia, mentre assisteva a Cinecittà alle riprese di un film tratto dal suo "Il fu Mattia Pascal", si ammalò di polmonite. Aveva già subito due attacchi di cuore, e il suo corpo, ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti della vita, non sopportò oltre. Pirandello morì lasciando incompiuto un nuovo lavoro teatrale, I giganti della montagna.

Il regime fascista avrebbe voluto esequie di Stato. Vennero invece rispettate le sue volontà espresse nel testamento: "Carro d'infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m'accompagni, né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi". Per sua volontà il corpo fu cremato, per evitare postume consacrazioni cimiteriali e monumentali. Le sue ceneri furono sparse per il "Caos" (la sua tenuta, nell'omonima contrada).

Gli è stato dedicato un asteroide, 12369 Pirandello.

Teatro

Pirandello divenne famoso proprio grazie al teatro che chiama teatro dello specchio, perché in esso viene raffigurata la vita vera, quella nuda, amara, senza la maschera dell'ipocrisia e delle convenienze sociali, di modo che lo spettatore si guardi come in uno specchio così come realmente è, e diventi migliore. Dalla critica viene definito come uno dei grandi drammaturghi del XX secolo. Scriverà moltissime opere, alcune delle quali rielaborazioni delle sue stesse novelle, che vengono divise in base alla fase di maturazione dell'autore:

  • Prima fase - Il teatro siciliano
  • Seconda fase - Il teatro umoristico/grottesco
  • Terza fase - Il teatro nel teatro (metateatro)
  • Il teatro dei miti

Generalmente si attribuisce l'interesse di Pirandello per il teatro agli anni della maturità, ma alcuni precedenti mostrano come tale convinzione necessiti di una rivalutazione: in gioventù, infatti, Pirandello compose alcuni lavori teatrali, andati purtroppo perduti poiché da lui stesso bruciati (tra gli altri, il copione del perduto Gli uccelli dell'alto). In una lettera del 4 dicembre 1887, indirizzata alla famiglia, si legge:


« Oh, il teatro drammatico! Io lo conquisterò. Io non posso penetrarvi senza provare una viva emozione, senza provare una sensazione strana, un eccitamento del sangue per tutte le vene. Quell'aria pesante chi vi si respira, m'ubriaca: e sempre a metà della rappresentazione io mi sento preso dalla febbre, e brucio. È la vecchia passione chi mi vi trascina, e non vi entro mai solo, ma sempre accompagnato dai fantasmi della mia mente, persone che si agitano in un centro d'azione, non ancora fermato, uomini e donne da dramma e da commedia, viventi nel mio cervello, e che vorrebbero d'un subito saltare sul palcoscenico. Spesso mi accade di non vedere e di non ascoltare quello che veramente si rappresenta, ma di vedere e ascoltare le scene che sono nella mia mente: è una strana allucinazione che svanisce ad ogni scoppio di applausi, e che potrebbe farmi ammattire dietro uno scoppio di fischi! »

(Luigi Pirandello, da una lettera ai familiari del 4 dicembre 1887)

È in questa dimensione che si parla di "teatro mentale": lo spettacolo non è subito passivamente ma serve come pretesto per dar voce ai "fantasmi" che popolano la mente dell'autore (nella prefazione ai Sei personaggi in cerca d'autore Pirandello chiarirà di come la Fantasia prenda possesso della sua mente per presentargli personaggi che vogliono vivere, senza che lui li cerchi).

In un'altra missiva, spedita da Roma e datata 7 gennaio 1888, Pirandello sostiene che la scena italiana gli appare decaduta:


« Vado spesso in teatro, e mi diverto e me la rido in veder la scena italiana caduta tanto in basso, e fatta sgualdrinella isterica e noiosa »

(Luigi Pirandello, da una lettera ai familiari del 7 gennaio 1888)

La delusione per non essere riuscito a far rappresentare i primi lavori lo distoglie inizialmente dal teatro, facendolo concentrare sulla produzione novellistica e romanziera.

Nel 1907 pubblica l'importante saggio Illustratori, attori, traduttori dove esprime le sue idee, ancora negative, sull'esecuzione del lavoro dell'attore nel lavoro teatrale: questi è infatti visto come un mero traduttore dell'idea drammaturgica dell'autore, il quale trova dunque un filtro al messaggio che intende comunicare al pubblico. Il teatro viene poi definito da Pirandello come un'arte "impossibile", perché "patisce le condizioni del suo specifico anfibio": un tradimento della scrittura teatrale, che ha di contro "il cattivo regime dei mezzi rappresentativi, appartenenti alla dimensione adultera dell'eco".

È in questo momento che Pirandello si distacca dalla lezione positivista e, presa diretta coscienza dell'impossibilità della rappresentazione scenica del "vero" oggettivo, ricerca nella produzione drammaturgica di scavare l'essenza delle cose per scoprire una verità altra (come è spiegato nel saggio L'Umorismo con il sentimento del contrario).

Il 6 ottobre 1924 fondò la compagnia del Teatro d'Arte di Roma con sede al Teatro Odescalchi con la collaborazione di altri artisti: il figlio Stefano Pirandello, Orio Vergani, Claudio Argentieri, Antonio Beltramelli, Giovani Cavicchioli, Maria Letizia Celli, Pasquale Cantarella, Lamberto Picasso, Renzo Rendi, Massimo Bontempelli e Giuseppe Prezzolini: tra gli attori più importanti della compagnia figurano Marta Abba, Lamberto Picasso, Maria Letizia Celli, Ruggero Ruggeri. La compagnia, il cui primo allestimento risale al 2 aprile 1925 con Sagra del signore della nave dello stesso Pirandello e Gli dei della montagna di Lord Dunsany, ebbe però vita breve: i gravosi costi degli allestimenti, che non riuscivano ad essere coperti dagli introiti del teatro semivuoto costrinsero il gruppo, dopo solo due mesi dalla nascita, a rinunciare alla sede del Teatro Odescalchi. Per risparmiare sugli allestimenti la compagnia si produsse prima in numerose tournée estere, poi fu costretta allo scioglimento definitivo, avvenuto a Viareggio nell'agosto del 1928.

Prima Fase - Teatro Siciliano

Nella fase del Teatro Siciliano Pirandello è alle prime armi e ha ancora molto da imparare. Anch'essa come le altre presenta varie caratteristiche di rilievo; i testi sono scritti interamente in lingua siciliana perché considerata dall'autore più viva dell'italiano e capace di esprimere maggiore aderenza alla realtà.

  • Lumìe di Sicilia, Roma, Teatro Metastasio, 9 dicembre 1910;
  • Il dovere del medico, Roma, Sala Umberto, 20 giugno 1913;
  • Se non è così, Milano, Teatro Manzoni, 19 aprile 1915;
  • Cecè, Roma, Teatro Orfeo, 14 dicembre 1915;
  • Pensaci, Giacomino, Roma, Teatro Nazionale, 10 luglio 1916;
  • Liolà, Roma, Teatro Argentina, 4 novembre 1916;

Seconda fase - Il teatro umoristico/grottesco

Mano a mano che l'autore si distacca da verismo e naturalismo, avvicinandosi al decadentismo si ha l'inizio della seconda fase con il teatro umoristico. Pirandello presenta personaggi che incrinano le certezze del mondo borghese: introducendo la versione relativistica della realtà, rovesciando i modelli consueti di comportamento, intende esprimere la dimensione autentica della vita al di là della maschera.

  • Così è (se vi pare), Milano, Teatro Olimpia, 18 giugno 1917;
  • Liolà Roma, Teatro Argentina, 4 novembre 1916
  • Il berretto a sonagli, Roma, Teatro Nazionale, 27 giugno 1917;
  • La giara, Roma, Teatro Nazionale, 9 luglio 1917;
  • Il piacere dell'onestà, Torino, Teatro Carignano, 27 novembre 1917;
  • La patente, Torino, Teatro Alfieri, 23 marzo 1918
  • Ma non è una cosa seria, Livorno, Teatro Rossini, 22 novembre 1918;
  • Il giuoco delle parti, Roma, Teatro Quirino, 6 dicembre 1918;
  • L'innesto, Milano, Teatro Manzoni, 29 gennaio 1919;
  • L'uomo, la bestia e la virtù, Milano, Teatro Olimpia, 2 maggio 1919;
  • Tutto per bene, Roma, Teatro Quirino, 2 marzo 1920;
  • Come prima, meglio di prima, Venezia, Teatro Goldoni, 24 marzo 1920;
  • La signora Morli, una e due, Roma, Teatro Argentina, 12 novembre 1920;

Terza fase - Il teatro nel teatro

Nella fase del teatro nel teatro le cose cambiano radicalmente, per Pirandello il teatro deve parlare anche agli occhi non solo alle orecchie, a tal scopo ripristinerà una tecnica teatrale di Shakespeare, il palcoscenico multiplo, in cui vi può per esempio essere una casa divisa in cui si vedono varie scene fatte in varie stanze contemporaneamente; inoltre il teatro nel teatro fa sì che si assista al mondo che si trasforma sul palcoscenico.

Pirandello abolisce anche il concetto della quarta parete, cioè la parete trasparente che sta tra attori e pubblico: in questa fase, infatti, Pirandello tende a coinvolgere il pubblico che non è più passivo ma che rispecchia la propria vita in quella agita dagli attori sulla scena.

In questo periodo Pirandello ebbe un decisivo incontro con l'autore teatrale più importante del XX secolo: Eduardo De Filippo. Conseguenza, oltre alla nascita di un'amicizia che durò tre anni, fu che l'autore napoletano sentì, come accadde in passato per quello siciliano, il bisogno di allontanarsi dal "regionalismo" dell'arte verista pur conservandone però le tradizioni e le influenze.

  • Sei personaggi in cerca d'autore, Roma, Teatro Valle, 10 maggio 1921;
  • Enrico IV, Milano, Teatro Manzoni, 24 febbraio 1922;
  • All'uscita, Roma, Teatro Argentina, 29 settembre 1922;
  • L'imbecille, Roma, Teatro Quirino, 10 ottobre 1922;
  • Vestire gli ignudi, Roma, Teatro Quirino, 14 novembre 1922;
  • L'uomo dal fiore in bocca, Roma, Teatro degli Indipendenti, 21 febbraio 1923;
  • La vita che ti diedi, Roma, Teatro Quirino, 12 ottobre 1923;
  • L'altro figlio, Roma, Teatro Nazionale, 23 novembre 1923;
  • Ciascuno a suo modo, Milano, Teatro dei Filodrammatici, 22 maggio 1924;
  • Sagra del signore della nave, Roma, Teatro Odescalchi, 4 aprile 1925;
  • Diana e la tuda, Milano, Teatro Eden, 14 gennaio 1927;
  • L'amica delle mogli, Roma, Teatro Argentina, 28 aprile 1927;
  • Bellavita, Milano, Teatro Eden, 27 maggio 1927;
  • O di uno o di nessuno, Torino, Teatro di Torino, 4 novembre 1929;
  • Come tu mi vuoi, Milano, Teatro dei Filodrammatici; 18 febbraio 1930;
  • Questa sera si recita a soggetto, Torino, Teatro di Torino, 14 aprile 1930;
  • Trovarsi, Napoli, Teatro dei Fiorentini, 4 novembre 1932;
  • Quando si è qualcuno, Sanremo, Teatro del Casino, 7 novembre 1933;
  • La favola del figlio cambiato, Roma, Teatro Reale dell'Opera, 24 marzo 1934;
  • Non si sa come, Roma, Teatro Argentina, 13 dicembre 1935;
  • Sogno, ma forse no, Lisbona, Teatro Nacional, 22 settembre 1931.

Il teatro dei miti

A questa fase si assegnano solo tre opere della produzione pirandelliana.

  • La nuova colonia
  • Lazzaro
  • I giganti della montagna

Romanzi

Pirandello scrisse sette romanzi:

  • L'esclusa - 1901
  • Il turno - 1902
  • Il fu Mattia Pascal - 1904
  • Suo marito (Giustino Roncella nato Boggiolo) - 1911
  • I vecchi e i giovani - 1913
  • Quaderni di Serafino Gubbio operatore - 1925 (1916, prima versione)
  • Uno, nessuno e centomila - 1925

Novelle

Le novelle erano considerate le opere più durature, ma i critici moderni hanno cambiato tale opinione ritenendo le opere teatrali più degne di essere ricordate. Fare distinzione tra i contenuti delle novelle (o i romanzi) e le opere teatrali è difficile, in quanto molte novelle sono state messe in opera a teatro ad esempio: Ciascuno a suo modo deriva dalla novella Si gira...; Liolà ha il tema preso da un capitolo de Il fu Mattia Pascal; La nuova colonia viene già presentata in Suo marito.

Analizzando le novelle possiamo renderci conto che ciò che manca veramente è una delineazione tematica, una cornice, infatti sono presenti un crogiolo di personaggi ed eventi.

Il tempo in cui le novelle sono ambientate non è definito, infatti alcune sono nell'epoca umbertina, poi giolittiana e del dopo-giolitti; cose diversa dalle novelle così dette siciliane, nelle quali il tempo non è fissato, ma è un tempo antico, di una società che non vuole cambiare e che è rimasta ferma.

I paesaggi delle novelle sono vari; per quelle dette siciliane si ha spesso il tipico paesaggio rurale, anche se in alcune troviamo il tema sociale del contrasto tra le generazioni dovuto all'unità d'Italia. Altro ambiente delle novelle pirandelliane è la Roma umbertina o Giolittiana.

I protagonisti sono sempre alla presa con il male di vivere, con il caso e con la morte. Non troviamo mai rappresentanti dell'alta borghesia, ma quelli che potrebbero essere i vicini della porta accanto: sarte, balie, professori, piccoli proprietari di negozi che hanno una vita sconvolta dalla sorte e da drammi familiari.
I personaggi ci vengono presentati così come appaiono, è difficile trovare un'approfondita analisi psicologica. Le fisionomie sono spesso eccentriche, per il sentimento del contrario, hanno un carattere opposto a come si presentano.
I personaggi parlano e ragionano nel presentarsi per come essi sentono di essere, ma alla fine saranno sempre preda del caso, che li farà apparire diversi e cambiati.

Pirandello è uno dei più grandi scrittori di novelle. Per tutta la sua vita proverà a completare "novelle per un anno", così chiamate perché il suo intento era quello di scrivere 365 novelle, una per ogni giorno dell'anno. Arriverà a 241 nel 1922, solo postume ne usciranno ancora 15.

  • Novelle per un anno, edizione definitiva del 1922

Poesia

Dal 1883 al 1912 si svolge la produzione letteraria di Pirandello meno conosciuta dal grande pubblico: quella delle poesie che, contrariamente alla composizione teatrale non esprimono alcun tentativo di rinnovamento sperimentale estetico, e seguono piuttosto le forme e i metri tradizionali della lirica classica, pur non rimandando a nessuna delle correnti letterarie presenti al tempo dello scrittore.

Nell'antologia poetica Mal Giocondo, la cui prima lirica risale al 1889 quando Pirandello aveva appena sedici anni, emerge uno dei temi dell'ultima estetica pirandelliana: quella del contrasto tra la serena classicità del mito e l'ipocrisia e la immoralità sociale della contemporaneità. Sono presenti, come nota lo stesso Pirandello, anche toni umoristici specie quelli derivati dal suo soggiorno a Roma

Le raccolte di poesie sono:

  • Mal giocondo, Libreria Internazionale Lauriel, Palermo, 1889
  • Pasqua di Gea, dedicata a Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò a Bonn, con una chiara influenza della poesia di Carducci - Libreria Editrice Galli, Milano, 1891
  • Pier Gudrò, Voghera, Roma, 1894
  • Elegie Renane, il cui modello sono le Elegie Romane di Goethe - Unione Cooperativa Editrice, Roma, 1895
  • Elegie Romane (traduzione da Goethe), Giusti, Livorno, 1896
  • Zampogna, Società Editrice Dante Alighieri, Roma, 1901
  • Scamandro, Tipografia Roma, Roma, 1909
  • Fuori di chiave, Formiggini, Genova, 1912

Pirandello nel cinema

  • Il lume dell'altra casa di Ugo Gracci, 1918
  • Lo scaldino di Augusto Genina, 1919
  • Il crollo di Mario Gargiulo, 1919
  • Ma non è una cosa seria di Augusto Camerini, 1920
  • La rosa di Arnaldo Frateili, 1921
  • Il viaggio di Gennaro Righelli, 1921
  • Il fu Mattia Pascal (vari film)
  • Come tu mi vuoi (As You Desire Me) 1932, di George Fitzmaurice con Greta Garbo
  • Acciaio (1933) di Walter Ruttmann, soggetto originale di Luigi Pirandello
  • Questa è la vita (1954) di Giorgio Pàstina, Aldo Fabrizi - l'episodio terzo è tratto dalla novella La Patente
  • Liolà (1963) di Alessandro Blasetti
  • Il viaggio di Vittorio De Sica
  • Enrico IV (1984) di Bellocchio
  • Kaos (1984) dei fratelli Taviani. Adattamento di Novelle per un anno
  • Le due vite di Mattia Pascal (1985) di Monicelli
  • Tu ridi (1998) dei fratelli Taviani. Adattamento di Novelle per un anno
  • La balia (1999) di Bellocchio
  • Liolà (2009) di Gabriele Lavia

Pirandello nell'opera lirica

  • La favola del figlio cambiato di Gian Francesco Malipiero, 1914
  • Six Characters in Search of an Author di Hugo Weisgall, 1959
  • Sogno (ma forse no) di Luciano Chailly, 1975
  • Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi 12 Marzo 1971

Questo testo è tratto dalla voce di Wikipedia: "Luigi Pirandello".

Video collegati

Dim lights Embed Embed this video on your site